La vera emergenza si chiama Agromafia 3.0

Non conosce crisi il volume d’affari delle agro mafie che è salito a 24,5 miliardi di euro, registrando un bel 12,4% in più rispetto allo scorso anno. L’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare ha presentato il sesto rapporto Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia e il quadro è tutt’altro che rassicurante. Così mentre i pastori sardi sono in lotta per pochi centesimi e gli olivicoltori in ginocchio dopo una campagna olearia disastrosa, chi non conosce pena sono le organizzazioni criminali che sul cibo e l’agricoltura stanno costruendo un impero: «Le mafie non sono più quelle che sparano ma quelle che entrano nei mercati. Sono quelle che riescono ad accaparrarsi interi settori. Sono entrate nel settore agro-alimentare e quindi bisogna alzare una  barriera che non sia fatta solo di repressione» avvisa il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, presente alla presentazione del rapporto, da evitare è assolutamente «l’accaparramento dei terreni a prezzi bassissimi per ottenere i fondi comunitari, un’attività tipica delle mafie».

Questa rete criminale si sta incrociando perfettamente lungo tutta la filiera del cibo, approfittando dei vantaggi offerti da globalizzazione, nuove tecnologie, economia e della finanza mondiale: «si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0» si legge nel rapporto, che riporta: «Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di “arruolamento”, riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.»

Si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso che, proprio grazie a loro, assume e consolida un carattere transnazionale e globale. I poteri criminali si incrociano lungo il percorso che il cibo compie per arrivare alle nostre tavole,  «distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta. Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea RASFF. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive e le illegalità nella gestione dei rifiuti che fanno registrare oltre 30mila ecoreati all’anno in Italia.» denuncia Coldiretti.

A questi crimini si aggiungono «furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno dell’abigeato con veri e propri raid organizzati a livelli quasi militari strettamente connessi con la macellazione clandestina. E ancora racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.»

E purtroppo questo non è l’unico aspetto negativo della mafia 3.0, gli atti criminosi comprendo anche le truffe e l’adulterazioni: dalla mozzarella sbiancata con la soda al pesce vecchio rinfrescato con un “lifting” al cafados, dalla carne dei macelli clandestini di animali rubati al pane cotto in forni con legna tossica, dalle nocciole turche prodotte con il lavoro dei minori al miele “tagliato” con sciroppo di riso o di mais.

(Fonte: Slow Food e Rainews)

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