Cibo e salute: meno carne e più legumi

Cibi accessibili a tutti, che raccontano storie, che rispettano la terra e le persone che ci lavorano. È questo il cibo del futuro che come Slow Food immaginiamo. È un futuro che vede la tecnologia al servizio degli agricoltori, dei trasformatori, che aiuti la produzione di cibo, ne potenzi, senza cancellarli, quei saperi e quelle pratiche che hanno nutrito il mondo ben prima dei boom economici e delle rivoluzioni tecnologiche. Oggi una gran fetta dell’agricoltura del mondo è innegabilmente insostenibile. Gli allevamenti intensivi, funzionali a sostenere gli attuali consumi di carne, sono tra i maggiori agenti di inquinamento.

Guardando al futuro del consumo di proteine, ad esempio, si aprono tre scenari: continuare con il modello attuale, facendo finta di non vedere le conseguenze che esso ha in termini di impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo, o all’estremo opposto immaginare un mondo senza allevamenti in cui la risposta al fabbisogno di proteine magari arriva dagli insetti. Oppure possiamo trovare la risposta là dove in fondo è sempre stata: un minore consumo di carne e da allevamenti sostenibili e un maggiore consumo di legumi, proprio quelli il cui protagonismo nella dieta del sud Italia colpì l’epidemiologo statunitense Ancel Keys e sua moglie, la biologa Margaret Haney, che per primi misero a fuoco il concetto di Dieta mediterranea e dimostrarono la correlazione tra cibo e salute.

Nel futuro che immaginiamo non ci sono super cibi o super varietà buone al polo come all’equatore, perché non c’è futuro senza biodiversità. La ricerca genetica non è un tabù né il nemico da combattere, ma a patto che sia in mano pubblica e che non sia omologazione, che i saperi al pari dei semi siano diffusi, perché la loro concentrazione non sarebbe altro che arma di ricatto di qualche potente su tanti deboli. È per tutti questi motivi che come Slow Food siamo convinti che la strada verso il cibo del futuro vada percorsa insieme ai piccoli produttori, ai trasformatori, ai cuochi, ai giovani attivisti che si stanno costruendo il loro domani, a quelli meno giovani che quel domani provano a costruirlo per figli e nipoti, scambiandoci esperienze e saperi, proprio come è accaduto a Terra Madre Salone del Gusto.

(Giorgia Canali, Slowfood, da La Stampa del 23 settembre 2018)

You may also like...

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>