Bruni Collin’s, il gin che “simplemente, enamora”. Intervista al creatore e campione mondiale cocktail, Manolo Martìn

di Giovanni Giacchi – “Il futuro è quello che rimane, ciò che resta delle cose convocate/ nello scorrere dei volti chiamati, aggiungo io”. Così scriveva il nostro grande poeta Pierluigi Cappello, provando a ridestare in sé ciò che “simplemente, enamora” e passa oltre tempo e spazio.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere uno di questi volti fieri e ​allegri​: Manolo Martìn, che è ritratto dalla sua Arahal e simbolo della professionalità spagnola ​d​el Beverage. E’ il creatore del suadente Gin Bruni Collin’s e quando diventò Campione del mondo ​di Cocktail ​in Polonia con il suo Magic Garden, credo che Manolo si sia ricordato da dove è partito prima di diventare famoso: da Nostra Signora della Vittoria di Arahal e dalle sue profonde origini. Siamo nella terra più bella del mondo, l’Andalusia, nella sua capitale Siviglia che traghetta la storia con amore, nel lussuoso Hotel EME ​Catedral​, di fronte alla torre campanaria della cattedrale che tutto il mondo conosce, la Giralda, che si chiama così perché la statua in cima girava al ruotare del vento.

Manolo, come sei arrivato sin qui?
Ho avuto, sin da piccolo, ammirazione per quegli uomini elegantissimi con la farfallina che shakeravano cose mirabolanti sempre con il sorriso stampato sulla faccia.
Ma da allora, oggi che hai 47 anni e una bella famiglia, di tempo ne è passato! A chi devi dire grazie?
A me, che ci ho creduto. Alla distilleria Joaquin Alonso, una delle più ​prestigiose ​​spagnole, che mi ha dato la responsabilità di inventare un nuovo gin, il Bruni Collin’s, e di gestire le nuove tendenze. ​ A due persone: Antonio Dioni e Ramon Ramirez. A mio padre Pepe de los Quinteros. I miei tre maestri.​
Di che gin parliamo?
E’ una bodega che ha ottanta anni di tradizione e ha saputo innovarsi. Il Bruni Collin’s, molto diffuso qua e in Stati Uniti, Svezia e Portogallo e prossimo ad avere successo in altri mercati, usa i migliori botanicals del mondo e ha un gusto unico, che non ha paragoni. E non lo dico solo io che l’ho creato: ha vinto due medaglie d’oro ​negli Stati Uniti ​al prestigioso Sip Awards dell’anno scorso, partecipavano seicento distillerie di tutto il mondo e abbiamo vinto noi. Va bene come after o semplice, con ghiaccio e uno spruzzo di limone.
Dagli studi ai master dell’Associazione dei Barman ai premi di oggi. Cosa è successo durante?
L’imprevedibile. Che giudici internazionali cioè, valutassero il mio Magic Garden (gin, apricot brandy, apple sauer, mix sauer, sciroppo di pistaccio e crema di cocco – la ricetta è in questa pagina) come il migliore del mondo. Eravamo in Polonia, sei anni fa. L’anno prima ero diventato campione spagnolo in long e short-drink. Credo di avere abbastanza creatività. Il nostro gin è ancora artigianale, usa botanicals giusti come il lima kefir o la vanilla del Madagascar, roba di qualità, e per questo il prodotto è eccellente.
Mi puoi indicare qualche locale in cui mi faresti assaggiare, senza doverti mettere dall’altra parte del bancone, una tua creazione fatta con il Gin Collin’s?
Qui a Siviglia ce ne sono tanti e di qualità, come Hotel EME Cathedral, Los Seises, Torre Pelli,​ Sevilla Green Suites,​ Java, Premier, Colon 5, Dona Maria, Mare, Anca Carlos, Los Baltazares.
Ed è come se mi dicesse: ma non conosci Siviglia? Quella che è stata la vera capitale spagnola per un lungo tempo in cui la storia, che era partita nel 206 a.C. con il nostro Scipione l’Africano trionfante sul cartaginese Asdrubale e poi con il Cristianesimo delle martiri Santa Giusta e Ruffina, sembrava abitare solo da queste parti. La città erede dell’antica Hispalis che ha visto regnare qui Ferdinando III di Castiglia – il logo della città l’ha quasi “disegnato” lui, il NO8DO che compare su tutte le bandiere e drappi: il “No” più il ”madejo”, che è il nodo, più il ”Do”, che insieme formano “no me ha dejado”.
La città “non mi ha lasciato solo”, così volle il sovrano insidiato dal figlio in omaggio a quella gente generosa. Oggi, accanto al Guadalquivir, l’antico fiume Betis da cui deriva anche il nome della squadra di calcio, stiamo gustando un gin che si sta facendo strada. Non è un articolo arrivato alla Casa de Contractacìon, che aveva il monopolio delle merci delle colonie americane, da lontano. E’ tutto spagnolo, moderno, vero.

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