Fausta Mansio, la riscoperta e la tutela del vero Moscato

E’ forse figlio dell’uva Biblia portata dal re Pollis dall’antica Tracia, come sostiene l’enologo Saverio Landolina Nava. Il Moscato è però certamente uno dei vini più antichi d’Italia: amato e ricercato da sempre – Luigi XIV, il Re Sole, mandava a farne scorta nel porto di Ortigia, per non parlare dei viaggiatori, scrittori come Alexandre Dumas, poeti ed etnologi d’antan che modificavano apposta i loro itinerari per averlo – è stato trascurato negli anni Ottanta, quando i produttori, a fronte di un guadagno più facile, sostituirono i filari con gli agrumeti. Eppure pochi anni prima il Moscato, che è solo siracusano, aveva ricevuto il suo primo riconoscimento, la DOC (1973). Oggi questo vino vellutato e sinuoso, di color giallo oro scuro e riflessi ambracei, è ritornato al suo auge, grazie all’amore – un sentimento primigenio – di produttori come FAUSTA MANSIO.

Siamo nella Val d’Anapo, una delle case predilette dal Moscato sin dall’antichità. Vigneti che si estendono per chilometri, a poca altezza fino all’orizzonte, ulivi, mandorli, palme e alberi di carruba a tratteggiare dolcemente il paesaggio. C’erano solo papiri e vigneti qui, una volta. E’ una vista che ci fa ritornare a un passato mai conosciuto e originario e mette i brividi questo mondo che ha bisogno dei caratteristici muri a secco della tradizione contadina siciliana per delimitare i confini, il confine. Fausto Consiglio, il padre, e Olaf, il figlio che ora conduce l’azienda, hanno voluto regalare la propria passione alla muscatedda e il loro tempo – perché il Moscato va aspettato e degustato con lentezza - a queste terre antiche in cui sono nati e che sono state proclamate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Hanno deciso di coltivare il Moscato su una decina di ettari e, biologici ante litteram, hanno aspettato con maestria che l’ideale terreno argilloso e il clima favorevole, che a trenta gradi a fine agosto consente una raccolta di uve molto mature, facessero la loro parte. L’azienda produce trentamila bottiglie e non solo di Moscato. Il grande merito di Fausto e Olaf e della famiglia è stato quello di recuperare un vitigno messo ai margini per logiche economiche, che da lì a breve – era il 2001 quando è arrivata la prima produzione della Fausta Mansio – per disciplinare rischiava di perdere la DOC. Oggi la nuova DOC Siracusa ha ampliato le tipologie di vini che possono fregiarsi del nome della città e, oltre a mantenere la produzione del Moscato dolce e secco, ha introdotto le tipologie Spumante, Passito, Nero d’Avola, Syrah e Siracusa Rosso e Bianco. Ma è grazie a questi temerari imprenditori che oggi possiamo ancora parlare di Moscato.

Non si poteva cancellare una tradizione antica. Cicerone scrisse: “Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata”.  Le quattro città che la formano, l’isola che è cinta dai porti e dalla sorgente d’acqua di Aretusa, Acradina sede del Foro, la ricercata Tycha e la Neapolis del Teatro e dei templi di Cerere e Libera, costituiscono quell’incanto che è diventato anche enogastronomico. Non ci sono solo le dolci ebrezze del Moscato a suaderci, ma anche i prodotti tipici che fanno di questa valle una meta obbligata degli appassionati: il pomodoro e il melone IGP Pachino, l’olio Extravergine d’Oliva DOP Monti Iblei, la mandorla di Avola, il carciofo violetto di Ispica, le conserve di tonno e pesce spada.

E il vino, che cresce alle brezze marine, non è solo muscatedda, che ha profumi di zagara e albicocca. Fausto e Olaf fanno anche un superbo Nero d’Avola, il Petti Rosso, più morbido e rotondo dei classici, fruttato con sentori di ciliegia e con note speziate di liquirizia, vaniglia e chiodi di garofano; un Moscato bianco secco, fresco e aromatico e fruttato, chiamato Micol, dal nome della figlia di Fausto; il classico Passito, dalle uve raccolte tardivamente e caratteristico colore dorato, dai sentori di miele e agrumi, dalla lunga persistenza in bocca; l’accattivante Grillo. Vini che possono essere abbinati non solo alla pasticceria fresca, ma anche ai formaggi stagionati ed erborinati (e ideale è la gelatina di vino al Moscato o Nero d’Avola prodotta dalla Fausta Mansio) o degustati in purezza, con del tempo a disposizione. Il piacere è ovunque, nella val d’Anapo, ed è lo stesso di millenni fa. La tradizione vera, che è merito soprattutto di coraggiosi imprenditori come Fausto e Olaf, è salvaguardata.

  • (questo racconto fa parte del libro L’eccellente, edito da Gusto in Viaggio e in distribuzione italiana da settembre)

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