Il “VIN de TINO de VEnezia”, il vino che non ti aspetti

Le pianure del Veneto Orientale, incastonate tra i picchi dolomitici, le alture carsiche e la laguna, i cui confini sono segnati a est dal fiume Tagliamento e ad ovest dal Livenza, sono sempre state ricche di vigneti, sin dai tempi dei Romani. I mercanti veneziani durante la Serenissima esportavano il vino di questo stato de tera – i poderi che si trovano attualmente tra le province di Pordenone, Treviso e Venezia – lungo il Mediterraneo e da lì fino all’Estremo Oriente o verso mete quasi irraggiungibili del Mare del Nord, mentre i nobili del Doge passavano qui le vacanze, nelle tenute che oggi si pregiano della DOCG Lison.

In questa terra di mezzo, ma con una espressione di forte identità, Francesco e Sandro Bravin hanno creato, sui terreni lasciati in eredità dal padre Tino, Cantina VINTINOVE, il cui marchio è un numero espresso in dialetto locale, ma soprattutto è un omaggio ai loro genitori: VIN-TINO-VE infatti significa il “Vin de Tino de Venexia” ed è anche l’anno di nascita della loro madre. Le eccellenze di Cantina VINTINOVE nascono in un clima temperato che, grazie alla vicinanza del mare e ai venti di nord-est, garantisce una perfetta areazione e esposizione ai vigneti.

I Bravin, con l’aiuto magistrale dell’enologo Orazio Franchi, hanno scelto la via più difficile, quella di produrre qualità doc in una zona che troppo spesso, in passato, usava la scusa dei vitigni che venivano da lontano per un’eccessiva produzione. E ciò specialmente dopo un’analisi climatica realizzata dalla Regione Veneto, che conferma, scientificamente, che pochi posti al mondo come questo, a parte le migliori zone francesi o californiane, ha un microclima così adatto a far vino.

L’elemento in più dei vini VINTINOVE si chiama mineralità, frutto del particolare suolo e delle tecniche agronomiche usate per coltivare i terreni. Per goderne, bisogna produrre senza esagerazioni, viti mature, impiego ridotto di solfiti e sistemi di allevamento compatti, oltre a una tecnica agronomica ed enologica priva di forzature.

La qualità si determina soprattutto durante il ciclo di produzione delle uve. Non è possibile infatti crearla se non c’è già nella materia prima” è la filosofia di Francesco e Sandro, che hanno speso tempo ed energie ad edificare la loro diversità: vini di breve-medio invecchiamento, ma sempre giovani e freschi, maturati ed affinati secondo i naturali tempi di evoluzione. Sono vini che non ti aspetti di trovare in questo territorio. Francesco e Sandro sono infatti convinti che ciò che il vino esprime è di certo il territorio di origine, ma ancor più è l’espressione dell’uomo che lo fa, ne è la sua immagine!”.

Il clima di quest’area si caratterizza per la presenza di estati calde e di inverni relativamente freddi. Sono terreni caratteristici per essere “ricchi di Caranto”, così si dice in dialetto il terreno gessoso, con tanta acqua sotto e alti contenuti di minerali come potassio, calcio e magnesio, che si traduce in vini pregiati e ricchi di sostanze aromatiche.

Trentamila bottiglie all’anno nel rispetto di tempi e biodiversità, l’azienda VINTINOVE ha deciso per principio di farsi rispettosa di queste terre e delle sue antiche tradizioni. Produce sette vini, ognuno identificato da uno specifico colore.

Con Arcumbè (arcobaleno, in veneto arcaico, così chiamato per essere un blend a base Merlot con Carménère e Refosco dal peduncolo rosso, un insieme di colori, è dunque un arcobaleno) ha convinto tutti: le tre tipologie che lo costituiscono vengono vinificate singolarmente. A circa metà della loro evoluzione, nel momento più freddo dell’anno, viene eseguito l’assemblaggio e inizia l’affinamento di sei mesi in legno di Rovere di Allier. Dopo l’imbottigliamento, si aspetta un anno o più prima della commercializzazione.

Tra le gemme, uno speciale Cabernet Franc, colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, con note erbacee e sentori fruttati di mirtillo rosso, ribes e visciole, dai tannini poco aggressivi, vitigno tra i più noti al mondo che trova qui le sue condizioni naturali di coltivazione.

Il Merlot, dalle belle note di bosco ed erba appena tagliata e con un finale minerale.

Lo Chardonnay, elegante e paglierino, perfetto equilibrio tra morbidezza e freschezza che lo rende longevo.

Il Pinot Grigio, dalla buona struttura e spiccate note floreali e fruttate, che dopo essere stato importato dal generale Sambuy dalla Borgogna e piantato nelle sue vigne in provincia di Como, ha trovato qui casa, proprio nella zona dove si producono le eccellenze di VINTINOVE, ed è stato copiato (male) e coltivato anche in California.

Infine il Refosco dal peduncolo rosso che, prodotto attraverso un accurato diradamento selettivo delle uve, si manifesta nella sua tipicità evidenziando le note che lo rendono vino rustico, austero, da intenditori.

Sono vini che si abbinano a piatti tipici assai noti ai buongustai. Oltre all’oca, la cucina della zona ha come specialità il pesce dell’alto Adriatico (cucina veneziana come sardee in savor e baccalà), carni rosse tra cui anche l’asino, primi con verdure. Si sposano anche alla vasta gamma di affettati: soppressa, salami, bondiola e formaggi freschi o tipici, quali l’Ubriaco.

I “Baccari”, locali dove degustare vino con i cicchetti, le prelibatezze del posto cioè, offrono anche un piatto che si usava un tempo e che ora difficilmente si trova, il Risotto al tastasale (si fa con la pasta del salame senza usare il sale). Altrettanto tipico è “Risi e bisi” (risotto con i piselli).

(Tutta la storia della cantina, i personaggi, i vini di Vintinove in un libro edito dalla nostra rivista Gusto in Viaggio e in uscita a fine mese)

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