Con Carla Virili alla scoperta della vera Ancona

Scrisse Italo Calvino che “di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”. Su Ancona la questione è: ma dov’è finita la vecchia città portuale, la sua “popolarità”, i personaggi di strada che ne hanno fatto la storia? La curiosità intelligente di Carla Virili ci ha trascinato allora in un viaggio impensato, che è ri-vedere la propria città attraverso le storie le ricette delle donne d’osteria (“Sapori d’Ancona”, edizioni Affinità Elettive).

Con uno sguardo bonario, ironico e comprensivo, la Virili racconta ciò che è rimasto, le taverne e le cantine, “le mille osterie” che il capoluogo marchigiano si vantava di avere, le bettole e i bar di quartiere. I posti, insomma, di socializzazione, antesignani di facebook per la diffusione delle news di matrimoni, nascite o fidanzamenti, autentiche icone di come si usava socializzare una volta: l’Ancona vera, che esiste ancora, soprattutto grazie alle donne, che quei posti li hanno tenuti e preservati.

Una storia meravigliosa, quella della Virili, scritta “sulle porte di bottega sempre aperte con le cortine sfrangiate di metallo e di raffia” (questo erano le osterie) e soprattutto attraverso le persone che ancora resistono – in questa assurda modernità di bar e locali preconfezionati – nella propria diversità. E’ quasi un proclama, infatti, quello delle donne del libro, dalla bellissima Fulvia a Dina agli Sbandati, a Elvira, Irma e Morena, Natalina, Rosina, Stefania, Virginia, un grido d’indipendenza e coraggio che difende le tradizioni e le proprie ricette, destinate altrimenti ad essere dimenticate o abusate.

E così il racconto della Virili diventa anche un ricettario dell’Ancona che, a tavola, ha tenuto duro: dai bombetti e crocette alla pasta con le raguse, dal sugo del batte al classico stoccafisso con le patate, fino alle popolarissime spuntature, “pezzetti di budellini di vitella messi a insaporire dal giorno prima con rosmarino, aglio e pepe, sale, olio e vino bianco”. I sapori raccontati non muoiono mai. Il merito dell’autrice è averci fatto viaggiare al contrario, poi al presente e aver dato un senso, culinario e sociale, al futuro.

You may also like...

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>