Montonico, un’eccellenza abruzzese che rischiava di scomparire

Risorge l’Abruzzo dalle ceneri del terremoto. E lo fa attraverso le sue eccellenze, come l’uva che ha rischiato di andare perduta, il Montonico – tanto da allertare Slow Food che al vitigno di Bisenti, in provincia di Teramo, ha già dedicato un presidio – e che oggi rivive grazie ai suoi ostinati produttori, come l’Azienda agricola Valente che, con i vini e il famoso Mosto cotto ha recuperato la tradizione e l’artigianalità che è durata fino agli anni Sessanta.

Il Montonico, come si evince dalla descrizione del Presidio “si è adattato bene nei secoli all’areale a ridosso del Gran Sasso, cresce ad un’altitudine che può superare anche i 500 metri sul livello del mare. È infatti un vitigno molto vigoroso, che grazie alle sue innate doti di adattamento ha trovato in queste zone la sua giusta identità. Le avversità pedoclimatiche (clima freddo invernale e terreni duri, ciottolosi, calcarei) gli hanno donato le tipiche caratteristiche organolettiche. Ha un grappolo grande, allungato, dalla forma quasi cilindrica e gli acini sono grossi e rotondi con buccia spessa e consistente di colore giallo verdognolo. Tollera bene gli attacchi di botrite ed ha polpa abbondante: il mosto che se ne ottiene è di colore giallo paglierino scarico tendente al verdognolo, fresco e floreale al naso”.

Questo vino raro, come altre realtà è promosso da Alfredo Aramondi (è attivo in Ecuador). E’ proprio lui che mi ha fatto conoscere il Montonico e a offrirmelo in un pomeriggio tranquillo, in cui sembra che le preoccupazioni del passato siano finite e il futuro debba restituire all’Abruzzo quello che è stato perso.

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