Olio extravergine, una crescita continua. Intervista a Marco Oreggia

Marco Oreggia, massimo esperto del mondo dell’Olio, è editore della pubblicazione annuale “Flos Olei – guida al mondo dell’extravergine” (in doppia lingua, italiano e inglese) ed è curatore della stessa assieme a Laura Marinelli. Qui di seguito la prima parte dell’intervista che verrà pubblicata sul magazine “Gusto in Viaggio” e nelle prossime settimane anche online.

1- Quali sono, a suo giudizio, le nuove tendenze? E gli oli che si sono contraddistinti quest’anno, in Italia e nel mondo?

Il cuore della produzione olearia mondiale è il bacino del Mediterraneo (oltre il 95%). Qui il peso maggiore è costituito dai paesi dell’Unione Europea che, da soli, costituiscono oltre il 60% della produzione di tutto il mondo, con Spagna, Italia e Grecia che rappresentano i colossi produttivi. Se l’Italia vince su tutti per qualità e tradizione, la Spagna è il fenomeno emergente degli ultimi anni, con un portentoso incremento produttivo non perseguito a discapito della qualità.

Nella nostra Guida l’Italia ricopre un ruolo predominante, con più del 50% delle aziende descritte e con una suddivisione regionale per cui l’olivicoltura italiana è analizzata regione per regione. Ma la segue da vicino la Spagna, anch’essa suddivisa per regioni.

Sono in forte crescita qualitativa paesi mediterranei come Croazia (l’Istria in particolare), Francia, Slovenia e Marocco. Ma accanto ai paesi tradizionalmente olivicoli si vanno attualmente affermando sul mercato internazionale anche territori meno consueti che appartengono all’emisfero Sud del mondo: Argentina, Cile, Uruguay, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda.

2- Ha detto Gianluca Tumidei de La Pennita, da noi intervistato, che “l’olio è indietro trent’anni rispetto al vino”. Si riferiva alla promozione e ai margini di crescita. Che ne pensa?

Se parliamo di mercato, è vero che siamo indietro rispetto al mondo del vino. E questo è dovuto principalmente a fattori come la scarsa conoscenza del prodotto olio da parte della maggioranza dei consumatori e la sua classificazione merceologica che, pur corretta, si rivela poco efficace.

Diversamente dal settore vinicolo, in quello oleario le piccole e medio-piccole realtà che puntano all’eccellenza qualitativa faticano decisamente ad emergere a causa di un contesto monopolizzato da grossi imbottigliatori e multinazionali che tendono a livellare il mercato verso il basso.

Di contro, se ci spostiamo nell’ambito della degustazione, possiamo affermare invece che il settore oleario utilizza tecniche di assaggio e di valutazione del prodotto più evolute rispetto al vino, e condivise a livello internazionale.

Tra tutti gli alimenti l’olio è – infatti – l’unico a poter vantare un metodo di assaggio ufficiale codificato dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) attraverso apposite commissioni di esperti chiamate “panel”. Gli esperti assaggiatori, riuniti in gruppi di lavoro, sono cioè abilitati a dare una valutazione sensoriale del prodotto olio (panel test), decretando se presenta difetti e stabilendo se si trova nella corretta categoria merceologica. Possono poi sviluppare un giudizio più ampio che comprende la descrizione delle caratteristiche aromatiche dell’olio stesso. A questo proposito l’elemento interessante è che, esistendo un esclusivo metodo formalizzato a livello internazionale, tutti gli assaggiatori, di qualunque nazionalità siano, quando si trovano davanti a un campione di olio da giudicare, parlano la stessa lingua. E questo è un unicum nel mondo dei prodotti gastronomici. 

3- Quali sono i naturali trend di crescita degli oli italiani? Cosa manca nella promozione, anche estera, e quali le “falle” produttive?

L’Italia è il secondo produttore a livello mondiale per quantità, mentre primeggia nel mercato internazionale per qualità (anche se sta perdendo, negli ultimi anni, fette di mercato a vantaggio di paesi come la Spagna). Ciò che rende l’Italia leader nella qualità è soprattutto il ricchissimo e complesso parco varietale, costituito da oltre 500 cultivar che danno origine a oli di altissimo livello. Ma l’eccellenza italiana è riscontrabile a tutti i livelli della filiera: dalla coltivazione, alla raccolta, alla trasformazione attuate con tecnologie sempre più moderne ed ecosostenibili.

Crediamo che il margine di crescita degli oli italiani in questo contesto sia ancora grande, anche considerando che nell’ambito del consumo dei grassi l’olio di pressione rappresenta appena il 3%. Una conferma di questo può essere vista anche nel fatto che molti paesi extramediterranei, e dunque non tradizionalmente olivicoli, stanno recentemente impiantando alberi di olivo e diventeranno quindi in futuro paesi produttori. La “popolarità” dell’olio, il riconoscimento delle sue proprietà salutistiche sta cioè determinando lo sviluppo di nuovi paesi olivicoli, come l’India o il Brasile, a cui proviamo a dare voce attraverso la Guida Flos Olei.

Gli aspetti problematici dell’olivicoltura italiana risiedono nel fatto che si tratta di un settore fragile e disomogeneo, caratterizzato da un iperfrazionamento, per cui l’ambito produttivo è saturato da un gran numero di olivicoltori che ottengono volumi esigui, prediligendo la valorizzazione ambientale e storica dell’olivo anziché investire in impianti maggiormente razionalizzati, e da altrettanti frantoiani e imbottigliatori. Mancano elementi di sinergia nel comparto e i singoli produttori non sono sufficientemente supportati né dalle istituzioni, né dalle associazioni di categoria, né dalla ricerca scientifica: lo dimostra il ritardo nell’elaborazione di un piano olivicolo nazionale; e a questo si aggiungono lo scarso incremento annuo delle superfici impiantate, i ridottissimi volumi degli oli imbottigliati a Denominazione di Origine Protetta e la carenza di strategie comuni. Per cui anche nella promozione, ciò che manca è una maggiore capacità di organizzazione da parte delle singole aziende, soprattutto considerato il fatto che si tratta per lo più di aziende piccole (in Italia l’85% delle aziende olivicole possiede meno di 3 ettari) che faticano a promuoversi nei mercati nazionali e internazionali. Ci vorrebbe inoltre un’azione più incisiva, coordinata dalla Comunità Europea, e dall’Italia e dalla Spagna che sono i paesi olivicoli più importanti, per valorizzare la cultura dell’olio. (continua)

COS’E’ FLOS OLEI

E’ la prima Guida a respiro internazionale dedicata alle aziende di produzione olearia di tutto il mondo e ai loro oli extravergine di oliva selezionati, con criteri di assoluto rigore, da un panel di esperti assaggiatori coordinato da Marco Oreggia, curatore e insieme editore del volume. Presenta 49 paesi selezionati su 5 continenti. Italia e Spagna hanno inoltre una mappatura del comparto olivicolo su base regionale, corredata da informazioni storiche, culturali, dati di produzione, varietà tipiche e aree tutelate da denominazione. Particolarmente curata la cartografia, che comprende sia le zone olivicole a maggiore vocazione sia quelle a denominazione di origine. Inoltre a ogni realtà produttiva è dedicata una scheda con note di degustazione degli oli e abbinamenti gastronomici. La Guida si pone come punto di riferimento per tutti i consumatori attenti al buon mangiare e per gli operatori del settore di ambito nazionale e internazionale. www.flosolei.com

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