Il salvataggio dei vitigni minori

di Davide Staffa (seconda puntata) - FORCELLA: sin. Furzèla, sfurzèla, forcellina, forcelluta. Ricordata anticamente nell’Economia del cittadino in villa” dal Tanara nel 1654, era diffusa in tutta la Romagna ed anche in alcune zone in Veneto. Il nome deriva dalla forma bifida che presenta l’apice del grappolo e quindi tutti quei vitigni che in passato non avevano un collocazione specifica a livello di identità ma che avevano in comune questa forma venivano chiamati semplicemente con il nome di forcella.

LANCELLOTTA: sin. Anzilòta, ancellotta. Originaria del Reggiano ora è appena rintracciabile anche nella piana Romagnola. Scarse sono le tracce storiche, il nome sembra derivare dalla forma lanceolata delle foglie. E’ molto vigoroso e di abbondante e costante produzione. L’acino è piccolo e molto ricco di sostanze coloranti quindi particolarmente adatto al taglio o  alle lavorazioni di concentrazione.

LANZESA: Uva a bacca bianca, soggetta ad acinellatura dolce è ancora coltivata nella pianura ravennate. Vinificato dà una buona profumazione nella versione secca e ferma. Sorprendente nella versione passita. 

 

FAMOSO: Si distingue in quello di Cesena e quello di Rimini con tracce risalenti a catalogni apelografici dell’800. Pochi filari sono ancora presenti nella zona collinare forlivese ed in fase di studio in un fondo nel bagnacavallese. Ottimo se consumato a tavola e se vinificato regala finissimi e gradevoli profumi simili al Moscato.

MALBO GENTILE:  sin. Gentile di Genova, malbo, tubino. E’ un vitigno molto coltivato nelle zone di Reggio Emilia e Modena dove rientra anche in una DOC . Pochi filari sono coltivati nella provincia di Ravenna.  E’ sensibile all’oidio e peronospora, ha scarsa tolleranza alle gelate primaverili. Matura precocemente e produce frutti che vinificati danno un ottimo tenore alcolico. Si trova spesso in versione novello e frizzante. Molto interessante e particolare la versione passita in grado di reggere discretamente l’invecchiamento.

MALIGIA: sin. Malis, malixia, malise, malese, malige. Le notizie della sua esistenza ci provengono già da appunti medioevali (De Crescenzi 1300). Attualmente è diffusa nel bolognese, nel faentino e nel forlivese. L’allegagione è molto elevata, il vitigno è vigoroso, fertile e rustico. Se vinificato da un vino molto alcolico, quasi liquoroso ed anche un po’ aromatico.

MARZEMINO:  sin. Marzemèn, berzamèn, marzamina, berzamina. Le prime notizie risalgono agli scritti  di O.Lando del XVI secolo; di origini veneto/friulane e in seguito di diffusione Romagnola. Il grappolo e l’acino sono di media grandezza, di scarsa resistenza all’oidio ed alla peronospora. Il vino che si ottiene è intensamente colorato, alcolico, sapido ma scarsamente serbevole.

NEGRETTO: sin. Nigrètt, negrettino, moretto, neretto. Citato nel ‘300 dal De Crescenzi, ora è rintracciabile in alcune zone collinari e pedecollinari delle province di RA-BO-FC. Con questo nome venivano identificate molte uve quando non si conosceva il nome reale di origine o solo in funzione del colore delle bucce. Se potato corto da buoni risultati in termini di produzione. Discreta resistenza alle malattie crittogamiche. L’uva vinificata dà un vino da pasto di qualità comune.

NIBIOL: vecchio vitigno di orini incerte. La causa del suo quasi totale abbandono è da imputarsi al suo colore che in vinificazione tende a sbiadirsi notevolmente. Alcune piante sono presenti in pochi filari in collezioni private nel bagnacavallese ed in fase di studio.

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