“Made in Italy vero, siamo promossi ma non tutelati”. Intervista ad Adriano Galizzi, eccellenza italiana nel mais

Qual è la filosofia della sua Azienda?

“La nostra azienda oggi si presenta come una delle uniche aziende in Italia a coltivare mais 100% al naturale, senza l’utilizzo di sostanze chimiche in tutte le fasi di coltivazione della pianta, dalla concimazione alla raccolta. Nel giugno dell’anno scorso la nostra azienda è diventata prima produttrice in Lombardia di gallette di antiche varietà di mais lavorate a chicco intero, senza alcuna raffinazione della materia prima (sul mercato italiano invece si producono gallette partendo dal mais degerminato, decorticato e spezzato in parti uguali). La coltivazione naturale e la trasformazione del prodotto senza raffinarlo conferisce alla nostra azienda un’importanza unica a livello nazionale nei progetti di rivalorizzazione del territorio e della qualità dei prodotti che mangiamo. La nostra mission è di essere presente sul mercato dei prodotti agricoli d’eccellenza, producendo secondo logiche di piena sostenibilità ambientale, valorizzando il territorio e le sue tradizioni locali, proponendo prodotti tipici realizzati in modo naturale attraverso una produzione artigianale”.

Ci può descrivere il suo Territorio e le sue caratteristiche enogastronomche?

Gandino è il primo posto in Lombardia dove fu coltivato il mais e fatta la prima polenta gialla: merito di un “foresto”, uno che veniva da fuori, che fece nascere la prima varietà autoctona del mais spinato. Le Cinque Terre della Val Gandino hanno una storia secolare. Ritengo che Gandino, Leffe, Casnigo, Peia e Cazzano S.Andrea meritino un viaggio perché, oltre alla bellezza del paesaggio e a una cultura antica, sono meta degli appassionati del Food & Wine che vogliono riscoprire i veri sapori della tradizione. Cito i casoncelli, i capù, gli involtini di verza o erba bianca con ripieno. Le formagelle sono il simbolo della grande arte casearia della zona; oltre ai salumi, anche il cinghiale è protagonista (a Peia, dove si può gustare anche una grande trippa come ai vecchi tempi!).

Quali sono le tipologie di prodotto della sua Azienda? Qual è il loro utilizzo corretto?

Facciamo farina (ricca si antiossidanti) e gallette al mais  spinato di Gandino, lavorate a chicco integrale, ottime se abbinate a salumi e formaggi, e ai mais “antichi”, come il Rostrato Rosso e il Nostrano dell’Isola, che danno un profumo intenso e unico. La nostra polenta è molto ricca di olio, resta morbida in cottura e proprio per questo si può anche non mescolare. Poi ci sono i grissini e biscotti ai mais “antichi”, prelibatezze di un tempo! Sono prodotti che si sposano perfettamente con i prodotti principi della tradizione bergamasca: i salumi, i formaggi stagionati e salse di pomodoro, ragù e selvaggina.

A che tipologia di cliente vi state rivolgendo?

Ci rivolgiamo alla fascia alta del mercato: botteghe d’elite nei migliori centri città d’Italia (Milano, Bologna, Brescia, Bergamo), cantine di grande prestigio (Brunello, Amarone e tante altre di eccellenza).

Quali crede possano essere le prospettive di sviluppo nell’immediato futuro?

Consolidare la nostra posizione come prodotto d’eccellenza italiano proprio della cultura bergamasca.

Pensa che i prodotti tutti Made in Italy siano poco tutelati e promossi?

Siano ben promossi ma gran poco tutelati. La mancanza di tracciabilità della provenienza della materia prima è sinonimo di falso in commercio e corruzione per i motivi che tutti sappiamo.

Ha rilevato un problema di contraffazione o di informazioni false nel suo segmento di mercato?

Sì, sulla provenienza della materia prima. La bandiera italiana nelle confezioni dovrebbe essere utilizzata solo per le materie prime coltivate nel nostro territorio.

Le posso chiedere qualche aneddoto particolare della sua esperienza da imprenditore?

Da piccolo sognavo di avere il mio agriturismo dove servire alla clientela i miei prodotti, che volevo sin d’allora unici: sarebbero stati delle eccellenze italiane! Poi il mio percorso di studi mi ha allontanato dal sogno. Ma un bel giorno ho deciso di coltivare un piccolo orto di 20 metri quadri… e ho scoperto di avere il pollice verde. Da quello spazietto sono passato a un ettaro e, mentre lavoravo otto ore al giorno come ingegnere in produzione, la sera raccoglievamo a mano il mais (non ho trattori, e tutt’oggi lo faccio) e lo scartocciavamo fino alla mezzanotte come facevano i nostri nonni. Il risveglio di antiche tradizioni è alla base della mia esperienza lavorativa e sarà per sempre il mio cavallo di battaglia.

 

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