“Siamo migliorati di molto. Ma rispetto al vino siamo indietro”

INCONTRO CON GIANLUCA TUMIDEI, IL PRODUTTORE CHE FA GLI OLI PIU’ BUONI D’ITALIA. A CASTROCARO (l’intera intervista verrà pubblicata sulla prossima edizione di marzo della nostra rivista GUSTO IN VIAGGIO)

“Mio padre Edmeo se ne andò nel ’98, era commerciante di cereali. Una personalità forte e genuina, un carattere esuberante. Un uomo così stimato in giro che molti, alla sua morte, scommettano sul fatto che non sarei stato all’altezza e forse non avrei neanche mantenuto tutto ciò che lui aveva costruito negli anni. Lì è stata la svolta della mia vita”. Gianluca Tumidei non è solo uno dei più stimati produttori di olio in Italia e nel mondo, ma una persona autentica e schietta, che va già oltre il fatto di essere romagnolo. Non ha timore né di raccontare la sua vita né di svelarci alcuni segreti di produzione e degustazione. La cura dell’olio.

“Ho ristrutturato la cantina nel 2001, con quella convinzione per la quale neanche le critiche più acerrime o gli entusiasmi per un buon risultato sono riusciti ad abbattermi. Non bisogna mai sentirsi appagati né convinti di essere nati ‘imparati’! L’anno seguente comincio con l’olio, acquistando un piccolo frantoio Mori. Beh, nessuno che mi dicesse: fai bene, vai avanti”. Gianluca ha fatto tutto da solo, prima in solitaria poi con il sostegno morale e affettivo di Alina…

Parliamo di quanto ci sia da lavorare ancora sull’olio. “Una volta c’era solo il vino bianco e quello nero. Oggi c’è solo l’olio, senza distinzioni. Ecco, rispetto al vino siamo indietro di trentanni e io, se mi permettete il termine, mi considero un missionario per la promozione di questo stupendo prodotto. Pensate che il consumo dell’olio d’oliva nel mondo è solo del 2 per cento”. C’è l’amore dell’artigiano nelle parole. “Sono i primi anni che la gente non sbaglia più di tanto, ha affinato il gusto, sa scegliere. Nonostante ciò, quelli che considero i veri momenti d’aggregazione e conoscenza sono quando degustiamo tra professionisti. C’è molto da lavorare e molto spazio davanti, è la nuova ricchezza italiana. Il problema è che l’olio ‘non muore mai’ e quindi c’è da spiegare e far gustare la qualità, ad esempio che bisogna privilegiare quello filtrato, che è il vero olio. Un olio ‘normale’ dura dai due ai tre anni, non più”.

“Quest’anno la qualità è tornata ai livelli del 2012, il clima ci ha favorito, secco, nessun problema di ‘mosca’. Vi ricorderete che il ’14 è stato un anno da dimenticare. Si ritorna a livelli di grandezza”.

Il viaggio nell’eccellenza dell’extravergine comincia con la presentazione dei quattro prodotti pluripremiati de La Pennita, che rappresnetano territori e varietà diverse (“Il mio olio non serve per ungere, ma per condire il piatto”): il Montepoggiolo, fatto di Coreggiolo e poco Ghiacciolo, buono per verdure e carne, il Monocultivar di Leccino denocciolato e ideale per il pesce, la Selezione Alina, di monocultivar di Brisighella, il prodotto forse più apprezzato, abbnabile a formaggi e anche pasta e gelato, il Valdoleto, monocultivar di Ghiacciolo, valido su pesce, verdure e tartare di carne. A completare questa collezione d’arte, c’è il Bagging box da un litro e mezzo, una confezione speciale e studiata di cui Gianluca è fiero perché non altera il sapore e dà una soluzione alternativa al consumatore. Il ritorno dello sfuso…

Abbiamo settecento cultivar, varietà di olive insomma, e, come ci dice anche Gianluca, “la diversità aiuta anche la tecnica”. E’ la difesa necessaria dei nostri 5500 frantoi, che sono più di ogni altro al mondo, ma non abbiamo saputo, ad oggi, difendere questa diversità e promuovere la necessaria artigianalità che sovrintende a  tutto. “ Dovrebbero scrivere cento per cento italiano solo se è italiano! Ma poi, sono spesso comunitari, Pensate che, con le importazioni dalla Tunisia, il prezzo da sei euro al chilo è sceso a tre e cinquanta”. Sono battaglie che vanno fatte anche dai grandi come Gianluca. Esportiamo il doppio di quanto produciamo. C’è chi tradisce la causa, capisco, in questa ‘immersione’ nell’extravergine, e il problema non si risolverà per regolamenti. Ma l’eccellenza ha una sua via, fatta di valori di un tempo e modernità. Se parliamo di passione possiamo considerala una cosa antica? Certo che no. Uguale è per il “mestiere”, quella combinazione di carattere, umiltà, artigianalità, competenza e appunto passione che ci porta sempre più avanti e ci consegna al nostro futuro.

www.lapennita.it

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